martedì 12 aprile 2016

Referendum: trivelle e innovazione?

Caro presidente del Consiglio,
da quel che mi pare di capire Lei considera di grande valore parole d'ordine come "cambiamento", "innovazione", " decisione" e "azione" (nel senso del "fare" contrapposto all'inconcludenza).
Ad esse sembrano fare riferimento tutto il suo discorso sulla " rottamazione" del vecchio ceto politico (con il pericolo forse di buttare anche qualche bambino insieme a tutta quell'acqua sporca) e tutta la sua attività di governo.
Ma vengo subito al motivo di questa breve missiva perché vorrei chiederLe: che cosa c'è di innovativo nel continuare a puntare sulle energie fossili? Che cosa c'è di innovativo nel (continuare a) trivellare il nostro Mar Mediterraneo con i relativi rischi di inquinamento se non di disastri ambientali?

L'innovazione, qui ed ora, non sta forse nell'investire finalmente in Italia e davvero sulle energie (veramente) rinnovabili, come del resto si fa in tanti paesi europei con meno mare, meno sole e meno vento di noi? Cambiare verso non vuol dire forse andare in direzione della cosiddetta Green Economy e nella trasformazione in senso sempre più ecosostenibile della nostra società?
Io credo che, in questo caso, quella che il suo Governo ci propone come la migliore da proseguire sia in realtà una strada vecchia e, anche se in modo poco efficiente, già percorsa da una politica altrettanto vecchia: quella che si riempie la bocca di parole come "Ambiente" o magari "Famiglia" ma poi non fa nulla per cambiare davvero le cose.
Su questa strada (e sul suo subdolo invito all'astensionismo) io proprio non la seguo e, per quel poco che vale, domenica voterò SI.

Roberto Cerchio, None (TO)

1 commento:

  1. Sul carattere subdolo dell'invito all'astensione ha parlato anche Paolo Grossi, il Presidente della Corte Costituzionale. Ma, prima di decidere dove andare domenica, forse è il caso di chiedersi quando mai e dove un partito sedicente democratico si allea con la disaffezione, con la distrazione, con la diserzione per far prevalere la sua politica. La posta in gioco dunque è il rapporto fra combustibili fossili e energia rinnovabili in un'economia ecosostenibile e non sempre rinviata alla settimana di poi del mese di mai "perchè così fanno anche gli altri e il problema è mondiale non italiano. La posta in gioco è la risposta finta o incisiva da dare alle minacce insite nei cambiamenti nel clima. La posta in gioco è il valore finto o incisivo del voto in un regime democratico sempre più svuotato di poteri di controllo, non dico di sovranità perchè questo sarebbe eccessivo di questi tempi.
    Mario Dellacqua

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