venerdì 8 novembre 2013

IL PIANO REGOLATORE A NONE NEGLI ANNI DELLA DECRESCITA INFELICE

4 novembre a None. Sono protagonisti della serata all'angolo Ilario Abate Daga, architetto e ricercatore del Politecnico, Giuseppe Astore, assessore all'Urbanistica fino al 2009, Patrizia Giarrusso attuale titolare del medesimo assessorato. Non la festa delle forze armate, ma l'anatomia del Piano regolatore, il racconto dell'Urbanistica con gli occhi puntati all'interrogazione del domani.
Ma anche con uno sguardo all'indietro sugli illustri precedenti di Vienna, Barcellona e Napoli risanata nel 1885, quando l'Urbanistica era la scienza controversa che governava l'espansione delle città e concepiva lo scandalo dei primi espropri per pubblica utilità, sollevando gli alti lai dei ceti proprietari schierati a difesa del loro jus aedificandi.

Ma anche con lo sguardo avanti sugli stand urbanistici, che sono la quantità minima di superficie che per ogni abitante aggiuntivo il Piano regolatore deve riservare all'uso pubblico. 18 mq., dice la legge nazionale; 25 mq. , dice la legge regionale; 27,5 mq., dice a None un piano regolatore ancora più severo e più attento al bene collettivo. “Parametri migliorativi - riconosce Ilario Abate Daga – anche se è sempre più frequente il rischio che questi obblighi siano soddisfatti con la monetizzazione: paghi invece di cedere superficie alla mano pubblica”.
Ma anche con lo sguardo all'indietro quando, ai primi dell'Ottocento, “tutte le cascine fuori dal centro abitato – osserva Giuseppe Astore – erano all'asciutto, al riparo dalle ricorrenti esondazioni i cui confini sono stati disegnati rilevando l'estensione degli straripamenti del 1994, del 2000 e del 2002”. Come dire che i nostri vecchi sapevano dove NON costruire senza essere andati all'Università. Nel Novecento dello sviluppo e della tecnologia onnipotente ci siamo comportati come se a scuola non avessimo mai messo piede. Se avessimo messo piede qualche volta in regione Malbrasso sarebbe stato per certi versi più istruttivo.
Ma anche con lo sguardo avanti: le previsioni del Piano regolatore – pensato per accogliere altre 400 persone – non sono sovradimensionate di fronte al crollo del mercato immobiliare e alla latitanza eloquente dell'imprenditoria edile? “Ok – replica Abate Daga – ma non è necessariamente negativo pensare un'urbanistica che, invece di consumare altro suolo, pensa a incentivare riqualificazioni, corone verdi, piste ciclabili, recuperi e risanamenti”. E “non è necessaria – dice Patrizia Giarrusso - una revisione integrale della pianificazione territoriale alla luce dell'attuale crisi perchè, in presenza dell'auspicata ripresa produttiva, sappiamo in quale direzione muoverci fin da ora”. Prendiamo l'area industriale lungo la Statale del Sestriere: “quantunque moribonda, abbiamo stabilito che è quella la sola destinabile ad insediamenti produttivi. Se non fosse stata tutelata da eccezionali interventi sovracomunali di salvaguardia come l'argine, ogni iniziativa industriale – afferma Giuseppe Astore - avrebbe imposto al Comune di scegliere: o respingere la richiesta o soddisfarla compromettendo l'ennesima porzione di territorio”.
Ma anche con lo sguardo indietro: l'ultima variante al piano regolatore – la settima – è stata imposta dal Piano di Adeguamento Idrogeologico di un territorio della cui fragilità abbiamo preso lenta, ma ormai consolidata consapevolezza. Perciò, quasi 20mila mq hanno perso la loro edificabilità a causa della pericolosità di quelle aree; altre sono state classificate come drasticamente inidonee per qualsiasi intervento edificatorio; altre dovranno osservare disposizioni certe e anche onerose di tutela; altre hanno visto ridursi l'indice di edificabilità, sollevando comprensibili ma inaccoglibili proteste dei soggetti penalizzati. Per guarnire il territorio dai rischi di esondazione, si è anche prevista la realizzazione di un canale scolmatore capace di raccogliere le acque eventualmente provenienti da Volvera e Airasca e di dirottarle in zone sicure. E si è arretrata la linea su cui doveva correre la viabilità di gronda a chiusura della campagna – suscettibile di espansione edilizia – compresa fra la via Torino, la via Castagnole e il villaggio dei Salici.
Ma anche con lo sguardo avanti: l'Urbanistica del prossimo decennio dovrà misurarsi con la propria capacità politico-amministrativa di incentivare la fruibilità produttiva di un'area invidiabile per la sua attuale condizione tutelata e per l'efficacia dei collegamenti stradali e ferroviari che la servono.
Ma anche con lo sguardo sull'oggi piccante e un po' litigioso: l'eco della protesta per trattamenti ritenuti discriminatori o privilegiati si è sentita anche all'angolo dove sono risuonate vivaci rimostranze sulla dislocazione degli orti e dei marciapiedi e sulla controversa soluzione data ad alcuni problemi della viabilità.

L'anarchico ancora scribacchino


1 commento:

  1. Chiedo scusa per gli stand urbanistici che sono invece standard urbanistici. Posso sempre peggiorare.

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