martedì 19 febbraio 2013

LE DIMISSIONI IN BIANCO SONO ROSA


Sembrano assopite le polemiche sull'art. 18 e sulla necessità, sostenuta in particolare dal prof. Pietro Ichino, di ridurre la rigidità dei diritti ai garantiti delle grandi industrie per dirottare maggiori tutele a favore della crescente area del lavoro precario. Si sosteneva fra l'altro che una maggiore flessibilità in uscita (non si poteva dire subito licenziamenti più facili?) avrebbe rassicurato le aziende e incentivato le assunzioni. D'altra parte, a causa dello scioglimento delle Camere intervenuto nello stesso anno in cui sono state raccolte le firme, è decaduto il referendum abrogativo che chiedeva di cancellare le modifiche concordate con il ministro Fornero.
Mentre siamo in attesa di verificare l'impatto delle nuove norme sull'occupazione, da “Avvenire” apprendiamo che nei primi nove mesi del 2012 sono stati un milione125mila e 564 (1.125.564) i contratti cessati per volontà del dipendente.
La fonte è una comunicazione trimestrale del Ministero del Lavoro. Difficile credere che un milione e fischia di nuovi lavoratori abbiano deciso di cambiare lavoro perchè hanno incrociato migliori opportunità professionali. Più amaramente realistico ipotizzare che si tratti del conosciuto e sperimentatissimo espediente delle dimissioni firmate in bianco, cui le imprese ricorrono per sbarazzarsi del lavoratore indesiderato ad nutum, spacciando per scelta volontaria quello che è invece un ricatto preventivo.
Delle dimissioni in bianco, da sempre sono vittime specialmente le donne, ma ora gli uomini che subiscono quel trattamento peggiorativo sono saliti al 40% dei casi.
Prima del 2008, esisteva una norma che obbligava ad usare moduli numerici validi al massimo 15 giorni per presentare le dimissioni volontarie, ma il minstro Sacconi la smantellò con il pretesto dell'eccesso di burocratizzazione che comportava.
La riforma Fornero all'art.4 prevede la convalida delle dimissioni da parte del lavoratore: è però ancora troppo presto per dire se e quanto essa sia stata efficace.

Vedi L. MAZZA, Lavoro, c'è un'Italia che si dimette, “Avvenire”, 27 gennaio 2013, p.24.

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