venerdì 15 febbraio 2013

IL LENZUOLO CHE PARLA


Se vai sul sito del Comune di None e clicchi su “Area Video”, ti compare la bella sorpresa del volto bonario di Giuseppe Nicola che ci racconta la storia del Cinema Eden, cominciata nel 1935 quando si chiamava ancora Cinema Parrocchiale. Sulla pellicola che stupiva e stregava una comunità di contadini (mentre oggi fa fatica a trattenere un pubblico sempre più selezionato), Nicola fa scorrere scampoli significa
suggestivi di storia locale, segnata dall'impatto con la modernità che – stringi stringi - coincideva essenzialmente con tutte le insidie e con tutto il fascino dell'industria e della libertà. Se, come ci ha rammentato il mai dimenticabile libro di Maria Dell'Acqua, il treno era stato salutato ottant'anni prima come la pur (la paura), nella stagione trionfante del Duce la cinematografia era l'arma più forte”.

Ma Monsignor Vigo non era il cavaliere di Predappio. Non voleva fabbricare la coscienza dell'uomo nuovo per prepararlo al sacrificio eroico e patriottico della guerra. Munsignur si accontentava di vedere i suoi fedeli divertirsi con questa forma moderna di intrattenimento e di istruzione popolare. E non prendergli i soldi. Quando il cinema era muto e fra una scena e l'altra comparivano didascalie da leggere, in sala si diffondeva un vociare collettivo che sembrava riprodurre la recitazione del rosario. Poi il miracolo. Il lenzuolo parlava e dispensò dalla fatica della lettura anche chi leggeva solo in quella occasione e in poche altre: perciò imprecava se non faceva in tempo a leggere tutto. Parlando, quel lenzuolo cominciò a muovere altre lenzuola, a illuminare ed ombreggiare troppe gambe, a risparmiare il superfluo della camicetta, a esplorare troppe curve, a evocare nella fantasia troppe esposizioni di pelle.
Poteva l'autorità cattolica rimanere insensibile a quei fischi e a quegli ammiccanti gridolini non di dolore che, in sala e sullo schermo, sfidavano i fondamenti della morale corrente? Monsignore vigilava e Nicola, insieme con il suo amico Maurizio, si trovò preso in mezzo tra sorveglianza parrocchiale, umori del mercato, gradimento popolare e desiderio di inserire nella programmazione pellicole di pregio. Maciste o Bergman? Quo vadis e Ben Hur o Paul Newman e Scandalo al sole? A costo di ricorrere ai pastelli per correggere manifesti troppo audaci, Nicola si destreggiava con sapienza tra le disposizioni della Curia che segnalava ad ogni parrocchia ciò che era Per tutti”, “Adulti maturi”, “Adulti con riserva”, “EsclusieSconsigliati”. Chissà chi, in Parrocchia, collaborava a questa selezione censoria e al monitoraggio di queste schede, ognuna di colore diverso a seconda del grado di pericolosità e di ammissibilità etico-relidiosa. Io lo so, ma non lo dico. Non mi conviene.
Mario Dellacqua

Nessun commento:

Posta un commento