domenica 13 febbraio 2011

IL SILENZIO DEI GIUSTI

Sarà anche vero che, come scrive Avvenire, l'Italia cessa di esistere nel momento in cui cessi di desiderarla. Tuttavia, il baratro morale in cui il nostro paese sta precipitando è tutto in quelle ragazze che escono dalla loro casa di via Olgettina avvolte in sciarpe e berretti che coprono i loro volti per difenderli dalla voracità delle telecamere: la voracità di cui fino a ieri si nutrivano ricavandone facili guadagni, oggi spalanca le sue fauci e rischia di divorarle.
E, a dispetto della loro timidezza, si erge a contrappunto beffardo l'immagine del premier che dichiara di divertirsi mentre si propone come vittima delle persecuzioni della Magistratura e come modello esemplare di generosità incompresa.
Una processione zelante dell'entourage del premier va in Tv a dichiarare che senza Berlusconi niente libertà e “le elezioni non le abbiamo vinte noi, ma le ha vinte Berlusconi”. Un paesaggio avvilente che può stare in piedi solo grazie al silenzio dei giusti, come direbbe Martin Luther King. Dante diceva “non ragioniam di lor ma guarda e passa”. Il silenzio è la forma più alta e civile di disapprovazione. Dopotutto, c'è sempre il detto evangelico della prima pietra ad ammonirci. Però non credo che questo sia il contesto giusto per il silenzio. E' forte il rischio che esso venga scambiato per indifferenza o addirittura acquiescenza.
Mario Dellacqua 

1 commento:

  1. Vorrei segnalare in proposito l'odierno intervento su la Repubblica di Barbara Spinelli dal titolo "Quando finirà la notte".
    Da una parte la vittoria di Vecchioni a Sanremo come possibile sintomo di una misura ormai colma per un pezzo di Paese, dall'altra il perdurante sostegno di tanti italiani al Capo e l'acquiescenza di buona parte della chiesa cattolica nei confonti di questa destra.
    C'è davvero da chiedersi come fa Isaia al capitolo 21: "Sentinella, a che punto è la notte? Dimmi, quanto manca all'alba?".

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